Masterclass del M.o Alessandro Corbelli Conservatorio Peri-Merulo di Reggio Emilia e Castelnuovo Monti (3, 4 e 5 settembre 2026)
Il baritono Alessandro Corbelli ha vinto un Oscar della Lirica nel 2017 e si esibisce nei più prestigiosi teatri del mondo da oltre cinquant’anni. Sonia Ganassi è un po’ più giovane di lui ed è tra i più apprezzati mezzosoprani della sua generazione. La reciproca stima professionale è stata alla base di una coinvolgente masterclass svoltasi al Conservatorio Peri-Merulo di Reggio Emilia nelle giornate del 3, 4 e 5 settembre 2026. Una decina di studenti ha partecipato attivamente, cantando per un’ora ciascuno ogni giorno; altrettanti hanno seguito gli incontri come uditori e, per tutti, s’è trattato d’una esperienza indimenticabile.
La docente di Canto Lirico Sonia Ganassi, che aveva proposto l’iniziativa al Consiglio Accademico, ha coordinato le attività. In apertura dei lavori, ha sottolineato l’importanza di confrontarsi con vari docenti e, al riguardo, ha raccontato un episodio della sua vita. Da ragazzina, cantava in un coro e, desiderando dedicarsi al canto solistico, s’era rivolta ad un insegnante che, dopo averla ascoltata, le aveva espresso un giudizio perentorio: non avrebbe mai cantato in un teatro. Lei non s’era scoraggiata e s’era presentata ad un altro docente, che aveva avuto fiducia in lei. Dopo pochi anni, aveva vinto il Concorso “Adriano Belli” di Spoleto e poi debuttato a Roma, iniziando una lunga carriera internazionale che prosegue tuttora.
Nel corso delle tre giornate, numerosi aneddoti, pertinenti e significativi, sono emersi ad animare il dialogo tra gli aspiranti artisti e i due eccellenti maestri che da anni collaborano con i più importanti direttori d’orchestra, cantanti e registi d’opera.
Il Maestro Corbelli ha reso protagonisti i giovani, mettendoli a loro agio, invitandoli a cantare i loro brani preferiti una prima volta e poi un’altra e un’altra ancora, soffermandosi sui punti critici per migliorare non solo la realizzazione musicale e la dizione, ma anche per acquisire maggiore consapevolezza della struttura dei testi in riferimento al carattere dei personaggi e ai cambiamenti – talora rapidissimi – dei loro stati d’animo. L’opera lirica, essendo nata dal “recitar cantando”, esige un’accurata recitazione mentre si canta: ogni parola, ogni sillaba, ogni lettera deve essere pronunciata. Soprattutto nei recitativi non accompagnati dall’orchestra, tutte le parole devono essere comprensibili al pubblico.
Corbelli ha raccontato che, quando a Beniamino Gigli era stato chiesto come si esercitasse, egli aveva risposto che pronunciava le vocali guardandosi allo specchio. La respirazione e il controllo del fiato sono essenziali, ma lo sono altrettanto la pronuncia e la dizione. Sebbene si canti sulle vocali, le consonanti devono con-suonare, cioè si devono sentire. A tal fine, un ottimo esempio è Luciano Pavarotti, un tenore che va ascoltato ed anche guardato, per comprendere l’importanza della dizione, della pronuncia di ogni fonema sia con la voce che con la bocca, con le labbra adeguatamente aperte o socchiuse… Nel corso degli anni la tecnica vocale è cambiata; oggi non si svolgono più due anni iniziali di soli vocalizzi, eppure il bel canto impone di prendersi cura di quello strumento straordinario e naturale che è la voce.
Nelle brevi pause tra una lezione e l’altra, il Maestro Corbelli s’è mostrato disponibile a conversare, con un’amabilità pari alla sua autorevolezza.
“L’obiettivo principale di questi tre giorni è il piacere dello studio. Non essendoci uno spettacolo finale da preparare, ci si può dedicare ad un’analisi approfondita dei testi e degli spartiti, molto utile ed arricchente ad ogni età. Il livello medio di preparazione di questi giovani è alto e sono contento dei risultati raggiunti in soli tre giorni. Spero che essi proseguano con altrettanto impegno. Personalmente, continuo a studiare e a cantare con entusiasmo e con la gioia di scoprire sempre qualcosa di nuovo. Questi artisti sono all’inizio della carriera e sono lieto di poter trasmettere loro quanto ho appreso da grandi maestri – quali Giuseppe Valdengo e Claude Thiolas – e nella mia esperienza. Sebbene di carattere io sia impulsivo e focoso, con gli studenti non mi arrabbio mai, o quasi.
Nel corso degli anni ho lavorato con illustri direttori d’orchestra e registi d’opera, rispettosi dei cantanti e, ogni volta, ben consapevoli dei libretti e delle partiture da mettere in scena. Oggi è diverso. Talvolta giungo a compromessi, talaltra mi confronto o mi scontro apertamente. Il cosiddetto Regietheater s’è affermato dapprima in Germania, poi in Francia e ultimamente anche in Italia, ma a scapito delle opere. M’è capitato di vedere capolavori quali Le nozze di figaro, Così fan tutte ‘massacrati’, ‘fatti a pezzi’ da registi e/o da direttori d’orchestra che si divertivano a cambiare tempi, ambienti, ritmi… senza alcun rispetto di quanto scritto dagli effettivi autori. Mi sono trovato ad interpretare il Sagrestano nella Tosca di Puccini dovendo assumere pose e toni del tutto estranei al personaggio, in un contesto esasperatamente violento. Un’altra volta, dovendo correre e piroettare durante un’aria impegnativa, ho espresso il mio disaccordo al regista e mi son sentito rispondere “Io non bado alla musica!”.
Non sono un tradizionalista, ma penso che in tanti casi oggi si esageri con la violenza e la volgarità, in modo inopportuno! Al contrario, i bravi registi d’opera, provenienti dalla scuola di Luchino Visconti e Giorgio Strehler, hanno saputo esprimere idee interessanti e originali, con competenza e rispettando sia le opere che i cantanti. In effetti, il compito di chi opera nel mondo teatrale non è quello di spiegare o dimostrare (per questo ci sono i professori, gli esegeti), ma ‘semplicemente’ quello di rappresentare in maniera accettabile, almeno in parte, quello che i grandi Genî (musicisti e librettisti) ci hanno regalato”.
Al termine della masterclass, i giovani sono entusiasti: dicono d’aver appreso tanto, in un clima sereno e non competitivo, instaurando nuove amicizie. Tre studentesse, sul portone del conservatorio, si salutano canticchiando l’aria di Ernesto, dal Don Pasquale di Gaetano Donizetti: “né sorte a me nemica, / né frapposti i monti il mar, / ti potranno, o dolce amica, / dal mio seno cancellar”.
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