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Al Maggio Musicale Fiorentino la Matthäus-Passion di Bach con la messinscena di Castellucci cattura il pubblico

par Roberta Manetti 8 décembre 2025
par Roberta Manetti 8 décembre 2025

© Michele Monasta

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Matthäus-Passion, Maggio Musicale Fiorentino, sabato 6 dicembre 2025.

Il progressivo coinvolgimento del pubblico si traduce in un lungo e caloroso applauso alla fine dello spettacolo!

Al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino ha debuttato solo sabato 6 dicembre, dopo che uno sciopero con adesione totale giovedì 4 ha fatto saltare la prima, la Matthäus-Passion Johann Sebastian Bach accompagnata dallo spettacolo ideato da Romeo Castellucci, che ne firma anche regia, costumi e luci. Non un debutto assoluto, perché lo spettacolo andò in scena ad Amburgo nel 2016 con lo stesso direttore (Kent Nagano, per la prima volta a Firenze) e lo stesso Evangelista, il tenore inglese Ian Bostridge. Tuttavia da allora non era stato ripreso, in Italia non era mai arrivato e per questa ripresa in tre sole repliche previste il pubblico del Maggio aveva mostrato, fin dall’apertura delle prevendite, un grande interesse.

Quella di Castellucci non è la trasposizione scenica di un oratorio nato per la meditazione: non ci sono tableaux vivants della Passione, benché lo sviluppo narrativo del magnifico oratorio composto nel 1727 per l’ufficio luterano della Settimana Santa (poi dimenticato nella seconda metà del secolo e riportato felicemente alla luce da Mendelssohn nel 1829) sia accompagnato sul palco da 18 quadri allegorici, numerati con numeri romani come stazioni della Via Crucis e caratterizzati da spunti visivi che richiamano la vita e la morte.

Le minuziose presentazioni degli oggetti che compaiono sul palco sono raccolte in un libretto che accompagna il programma di sala, e sono evidentemente finalizzate ad aiutare lo spettatore nella ricerca di connessioni (non sempre immediate) con la Passione di Cristo e di spunti di meditazione sul contemporaneo. Gli oggetti che sfilano nei vari numeri vengono quasi tutti dal territorio, prestati dall’università (il teschio), dagli ospedali, da famiglie che hanno avuto nascite o morti recenti; dal territorio vengono anche le persone, dagli atletici lottatori alla carcassa di autobus che, finché fu in funzione, trasportò oltre mezzo milione di passeggeri (associato all’Ecclesia), all’ex-orafo mutilato anche a causa dei ritardi diagnostici e terapeutici nel periodo del covid (associato al riposo delle membra mortali di Cristo nell’ultimo numero corale della Matthäus-Passion).

Tutto è bianco, candido come in un ospedale; biancovestiti anche il direttore, gli orchestrali, i coristi e i solisti, tutti riuniti nella fossa dell’orchestra (un doppio coro e una doppia orchestra, ma dall’organico ridotto rispetto alle orchestre sinfoniche che siamo abituati a vedere al Maggio, e non manca lo spazio per nessuno).

Gli strumenti sono moderni, ma i solisti dell’Orchestra del Maggio ne sanno adattare il suono a ogni circostanza (non è d’altronde l’esecuzione filologica strictu sensu che si persegue in questa rappresentazione); in aggiunta, ci sono una viola da gamba suonata da Mario Filippini, una tiorba suonata da Elisa La Marca e un organo al centro, al quale siede Cristiano Gaudio.

Il pubblico avrebbe dovuto stare nel retropalco su una tribuna da 700 posti per tre ore di spettacolo senza intervallo, ma, a spettacolo montato, le autorità preposte hanno giudicato che non ci fossero sufficienti misure di sicurezza e il pubblico è stato spostato in Sala Grande (guadagnandoci, visto che lì le sedute sono comode, la sala è riscaldata e, soprattutto, l’acustica è migliore) e un intervallo a metà spettacolo c’è stato: per fortuna, verrebbe da dire, perché la seconda parte ha minimizzato i difetti della prima, un tantino fredda e con sporadiche incertezze d’intonazione in alcuni solisti; alle prima battute brillava soltanto il tenore polacco Krystian Adam, del quale si percepisce subito la confidenza col repertorio (ha cantato coi maggiori specialisti di musica del XVII e XVIII secolo) e ha una voce abbondante e di bel timbro.

Nella seconda parte lo spettacolo è invece decollato subito; il soprano russo-libanese Anna El-Khashem, dalla voce duttile e dall’emissione controllata e fluida, risulta incantevole nell’aria 49 (Aus Liebe will mein Heiland sterben); dall’aria 52 (Können Tränen meiner Wangen) anche il giovane controtenore russo Iurii Iushkevich mostra la sua perizia e in generale tutti i solisti appaiono a loro agio. Superlativi come sempre il Coro e il Coro di voci bianche del Maggio e ottima la resa dell’Orchestra, che trova una buona intesa con Kent Nagano. Forse l’aver provato fino all’ultimo momento in tutt’altra posizione (avrebbero dovuto, come accennato, essere tutti sul palco, rivolti dalla parte opposta) ha avuto qualche ripercussione sull’amalgama iniziale, ma il miglioramento è stato costante e lo spettacolo ha coinvolto sempre di più gli spettatori di una sala che, anche se più capiente della tribuna bocciata dai Vigili del Fuoco, assorbiva anche una parte degli spettatori della recita saltata ed era piena.

Alcune scene sono particolarmente d’effetto, come la numero VIII Monte degli Ulivi), con la preparazione del fusto della croce a partire da un vero abete di 9 metri, la XV (Crocifissione), in cui 14 comparse fra gli 8 e i 74 anni testano, uno a uno, la loro massima reistenza appesi per le mani, in posizione da crocifisso, a una sbarra sospesa orizzontalmente e sollevata da terra; la numero XVI (Salmo 22), in cui in due tubi di plexiglass disposti a croce, si osservano le reazioni della fenolftaleina, che cambia colore a seconda del pH, evocando quello del sangue per poi tornare trasparente come all’inizio mentre i tubi diventano una specie di porta che sbarra il passaggio a un bambino vestito da scheletro.

Il progressivo coinvolgimento del pubblico sfocia in lunghissimi e calorosi applausi alla fine, che sommergono le isolate voci di dissenso (pochissime, da contarsi sulle punte delle dita).

Due sole recite, sabato 6 e domenica 7; si è recensita qui la prima delle due.

Pour lire cet article dans sa version française, cliquez sur le drapeau!

Gli artisti

Evangeista : Ian Bostridge
Soprano I : Anna El-Khashem
Soprano II : Suji Kwon
Alto : Iurii Iushkevich
Tenore : Krystian Adam
Jésus : Edwin Crossley-Mercer
Basso I : Thomas Tatzl
Basso II : Gonzalo Godoy Sepúlveda

Coro (dir. Lorenzo Fratini) e orchestra Maggio Musicale Fiorentino. Maestro concertatore e direttore : Kent Nagano

Ideazione, regia, costumi, luci : Romeo Castellucci
Drammaturgia : Piersandra Di Matteo

Il programma

Matthäus-Passion

Oratorio di Johann Sebastian Bach

Teatro del maggio Musicale Fiorentino, sabato 6 dicembre


 

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Roberta Manetti

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