À la une
Se préparer à Ermione, Opéra de Marseille, 22 et 24...
Julie Fuchs rend hommage à Satie à Avignon
Salomon, Médée et JasonUne Médée redécouverte à Versailles !
À Lille, L’Affaire Makropoulos ou l’immortalité comme malédiction
Se préparer au Prophète, Théâtre des Champs-Élysées, 28 mars 2026
Quand l’audace lyrique se joue loin de Paris…
Cycle « À armes égales » avec Eva Zaïcik au musée de l’Armée : la revanche...
Jurassik lyrique à Genève
La vidéo du mois – Anne Sofie von Otter chante...
Les brèves de février –
  • Accueil
  • À Voir
  • Avant-concerts
  • Vu pour vous
  • Artistes
  • Œuvres
  • Médiathèque
  • Humeurs
Première Loge

Pour ne rien manquer de l'actualité lyrique, restons en contact !

ProductionCompte renduVu pour vous

Un Idomeneo ambizioso ma perfettibile a Genova

par Marie Gaboriaud 19 février 2024
par Marie Gaboriaud 19 février 2024

© Marcello Orselli / Teatro Carlo Felice

© Marcello Orselli / Teatro Carlo Felice

© Marcello Orselli / Teatro Carlo Felice

© Marcello Orselli / Teatro Carlo Felice

© Marcello Orselli / Teatro Carlo Felice

© Marcello Orselli / Teatro Carlo Felice

0 commentaires 1FacebookTwitterPinterestEmail
1,1K

Genova, Teatro Carlo Felice – Idomeneo – 16 febbraio 2024

Questa produzione di Idomeneo, diretta da Matthias Hartmann, va in scena per la prima volta a Genova, dopo essere stata allestita alla Scala di Milano. Per questa produzione, il Teatro dell’Opera Carlo Felice ha fatto scelte ambiziose e ha corso dei rischi che vanno applauditi, soprattutto perché hanno dato i loro frutti: un allestimento non convenzionale e potenzialmente divisivo e, soprattutto, una scommessa sui giovani. Tre dei quattro ruoli principali sono interpretati da cantanti trentenni, tutti esordienti, e l’orchestra è guidata dal suo petulante direttore quarantenne, Riccardo Minasi, che subentra dopo una lunga serie di esibizioni di direttori ospiti.

La giovinezza degli interpreti compensa una produzione ambiziosa e visivamente efficace, ma che soffre di una scarsa attenzione ai dettagli. La scenografia è costituita da elementi imponenti che occupano l’intero palcoscenico, raffiguranti un cimitero marino, le rovine simboliche di Creta: la carcassa di un’imbarcazione, un’enorme testa di toro, che evoca ovviamente il Minotauro e riecheggia le complesse relazioni – familiari, sociali, sentimentali – in gioco nell’opera seria di Mozart, e, a completare la scenografia, grandi conchiglie. Sullo sfondo gigantesco di questa scenografia rotante, dal forte impatto visivo, i personaggi ricordano la loro piccolezza e la loro fragile umanità. Ma si evolvono anche in uno spazio ristretto, che limita le possibilità di movimento e quindi le possibilità di rendere dinamico lo spettacolo, con la sua alternanza tra recitativi e arie. Privi di profondità scenica e, a volte, di una solida regia, gli interpreti faticano a volte a fornire una performance convincente. Ma dove la messa in scena fallisce davvero, a nostro avviso, è nella scarsa attenzione ai dettagli: i costumi, eterogenei e indefiniti, sono a volte francamente di cattivo gusto, come quelli di Idamante ed Elettra, o le inconcepibili parrucche ricce indossate da alcune coriste; i gesti sono stereotipati, soprattutto quelli delle donne (Ilia che spoglia di una rosa, Elettra che si accarezza con il mantello di Idamante); infine, gli intermezzi di danza neoclassica non aggiungono nulla alla pièce, disperdono l’attenzione e, come i costumi e i movimenti, lasciano una spiacevole impressione di vaghezza o di dilettantismo che non corrisponde all’alta qualità complessiva dello spettacolo. D’altra parte, nonostante qualche body painting di dubbio gusto, è da lodare il gruppo di danzatori che riempie e anima il palcoscenico per tutta la durata dello spettacolo, dando forma plastica alle ansie represse dei personaggi, talvolta raffigurando diavoli, fauni o le onde assassine di Nettuno.

Nella fossa d’orchestra, il Maestro Minasi si trova su un terreno familiare con Mozart e infonde alla partitura un grande dinamismo, riuscendo a creare un tessuto orchestrale vivace, brillante, fluido, ricco di sfumature forti e respiri profondi. Non esita a prendersi dei rischi – è per questi che si va all’opera! – e purtroppo non riesce a evitare alcune lievi discrepanze tra palcoscenico e buca, in particolare nelle arie, che senza dubbio saranno corrette nelle successive esecuzioni. Da lodare le grandi qualità dell’orchestra, in particolare i fiati (guidati dal flauto e dall’oboe), che sono superbi nel secondo atto, soprattutto durante i cori come « Se il padre perdei ».

In scena Cecilia Molinari e Benedetta Torre, che avevano già cantato insieme in Béatrice et Benedict di Berlioz per aprire la stagione genovese nel 2022. Anche in questo caso, l’alleanza tra i toni scuri della voce del mezzo Cecilia Molinari e quelli più chiari del soprano Benedetta Torre funziona alla perfezione. Ancora una volta, possiamo ammirare le qualità individuali di ognuna di loro: C. Molinari si distingue per una voce molto agile, ad esempio ne « Il padre adorato »; B. Torre, al di là delle sue capacità tecniche, ha mostrato una grande espressività e uno stile naturale e ricco di sfumature, in particolare in « Padre, germani, addio » e « Fior sinceri ». Il giovane tenore Antonio Poli nel ruolo del titolo è stato una bellissima sorpresa: una voce coloratissima, piena e calda, unita a qualità teatrali, grande volume e apparente facilità nei passaggi più difficili, ha conquistato il pubblico genovese, che ha applaudito con calore il suo « Fuor del mare », e a ragione! A completare il quartetto è stata l’Elettra di Lenneke Ruiten, con il suo timbro potente e un’interpretazione impressionante nella scena finale, pienamente abitata dalla follia del suo personaggio. Le scene d’insieme – duetti, trii e quartetti – sono particolarmente riuscite e commoventi. Infine, dobbiamo rendere omaggio al coro, i cui numerosi numeri sono all’altezza di questa ambiziosa produzione.

Per leggere questo articolo in francese, cliccare sulla bandiera.

Gli artisti

Idomeneo : Antonio Poli
Idamante : Cecilia Molinari
Ilia : Benedetta Torre
Elettra : Lenneke Ruiten
Arbace : Giorgio Misseri
Gran Sacerdote : Blagoj Nacoski
Voce di Nettuno : Ugo Guagliardo
Due cretesi : Lucia Nicotra, Maria Letizia Poltini
Due troiani : Damiano Profumo, Franco Rios Castro

Orchestra, coro e tecnici dell’Opera Carlo Felice
Maestro del coro Claudio Marino Moretti
Violoncello Antonio Fantinuoli
Clavicembalo Sirio Restani
Maestro concertatore e direttore d’orchestra : Riccardo Minasi

Balletto Fondazione Formazione Danza e Spettacolo “For Dance” ETS

Regia
Matthias Hartmann
Scene
Volker Hintermeier
Costumi
Malte Lübben
Coreografie
Reginaldo Oliveira
Luci
Mathias Märker / Valerio Tiberi

Il programma

Idomeneo

Dramma per musica in tre atti di Wolfgang Amadeus Mozart, su libretto di Gianbattista Varesco

Genova, Opera Carlo Felice, 16 febbraio 2024

image_printImprimer
Antonio PoliRiccardo MinasiMatthias HartmannLenneke RuitenCecilia MolinariBenedetta Torre
0 commentaires 1 FacebookTwitterPinterestEmail
Marie Gaboriaud

Marie Gaboriaud est enseignante-chercheuse en littérature française à l'Université de Gênes. Elle est spécialiste des liens entre musique et littérature, et des phénomènes de canonisation des figures de musiciens. Elle a notamment publié "Une vie de gloire et de souffrance. Le Mythe de Beethoven sous la Troisième République" (2017), qui a été finaliste du Prix France Musique des Muses en 2018.

Laisser un commentaire Annuler la réponse

Sauvegarder mes informations pour la prochaine fois.

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

post précédent
Ça s’est passé il y a 100 ans : mort du ténor VICTOR CAPOUL
prochain post
Gênes : un Idoménée ambitieux mais perfectible

Vous allez aussi aimer...

Julie Fuchs rend hommage à Satie à Avignon

8 février 2026

Salomon, Médée et JasonUne Médée redécouverte à Versailles !

7 février 2026

À Lille, L’Affaire Makropoulos ou l’immortalité comme malédiction

6 février 2026

Cycle « À armes égales » avec Eva Zaïcik au musée de l’Armée...

5 février 2026

Jurassik lyrique à Genève

5 février 2026

À Bruxelles, un Benvenuto jouant la carte de...

4 février 2026

SIMON BOCCANEGRA revient dans les lieux de sa...

2 février 2026

Bon sang ne saurait mentir – Les Dessay-Naouri, un...

2 février 2026

La Clémence de Titus à Nice, une sacrée...

31 janvier 2026

8ᵉ Concours Voix des Outre-mer : le talent et...

31 janvier 2026

Humeurs

  • PAATA BURCHULADZE : quatre mois déjà

    2 février 2026

En bref

  • La vidéo du mois – Anne Sofie von Otter chante Göttingen de Barbara

    5 février 2026
  • Les brèves de février –

    5 février 2026

La vidéo du mois

Édito

  • Quand l’audace lyrique se joue loin de Paris…

    6 février 2026

PODCASTS

PREMIÈRE LOGE, l’art lyrique dans un fauteuil · Adriana Gonzàlez & Iñaki Encina Oyón – Mélodies Dussaut & Covatti

Suivez-nous…

Suivez-nous…

Commentaires récents

  • Camillo FAVERZANI dans SIMON BOCCANEGRA revient dans les lieux de sa création dans la nouvelle production de Luca Micheletti
  • Marc Aldou dans LA MISE EN SCENE D’OPERA, NOUVELLE QUERELLE DES ANCIENS ET DES MODERNES ?
  • ARMAND ALEGRIA dans SIMON BOCCANEGRA revient dans les lieux de sa création dans la nouvelle production de Luca Micheletti
  • Bensaid dans La Clémence de Titus à Nice, une sacrée salade
  • Grislain dans La Clémence de Titus à Nice, une sacrée salade

Première loge

Facebook Twitter Linkedin Youtube Email Soundcloud

Keep me signed in until I sign out

Forgot your password?

Login/Register

Keep me signed in until I sign out

Forgot your password?

Rechercher

Archives

  • Facebook
  • Twitter
  • Youtube
  • Email
Première Loge
  • Accueil
  • À Voir
  • Avant-concerts
  • Vu pour vous
  • Artistes
  • Œuvres
  • Médiathèque
  • Humeurs

A découvrirx

Julie Fuchs rend hommage à Satie...

8 février 2026

Salomon, Médée et JasonUne Médée redécouverte...

7 février 2026

À Lille, L’Affaire Makropoulos ou l’immortalité...

6 février 2026