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Intervista – Pier Luigi Pizzi : « Verdi è il paradigma del melodramma! »

par Ivonne Begotti 15 janvier 2026
par Ivonne Begotti 15 janvier 2026
© D.R.
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Maria Egiziaca a Venezia nel marzo 2024, Turandot e Tosca a Torre del Lago nell’agosto 2024, Il barbiere di Siviglia a Parma nel marzo 2025 e una serie di Stiffelio, attualmente in tournée (si tratta di una coproduzione tra i teatri di Piacenza, Modena e Reggio Emilia): il celebre regista italiano è stato raramente così attivo come negli ultimi anni! In occasione delle rappresentazioni di Stiffelio in programma a Reggio Emilia il 16 e 18 gennaio, Ivonne Begotti ha incontrato Pier Luigi Pizzi per un’intervista esclusiva…

Ivonne BEGOTTI : Stiffelio rientra tra le opere meno note di Giuseppe Verdi, eppure nelle ultime settimane ha riscosso un enorme successo: cosa ha significato, per Lei, questa nuova creazione?
Pier Luigi PIZZI : E’ la conferma che Stiffelio è tutt’altro che un’opera verdiana minore. La riprova è data dal consenso unanime decretato alla nostra produzione nei teatri emiliani.

I. B. : Un tratto peculiare del Suo Stiffelio è il bianco e nero, molto suggestivo ed applaudito. Può illustrarne le ragioni e gli intenti?
P.-L. P. : Il bianco e nero sono i toni cromatici che si addicono a questo cupo dramma nordico. Sono le infinite sfumature di grigio che troveremmo in un film analogo girato in bianco e nero.

© Gianni Cravedi

I. B. : I costumi raffinatissimi rientrano in una Sua estetica personale: tanta bellezza è in sé giustificata, oppure è inscindibile dalla ricerca della verità e del senso delle cose?
P.-L. P. : La costante ricerca della bellezza è parte fondamentale e integrante del mio lavoro, non per un risultato puramente estetico, ma per arrivare senza ambiguità al fondo del discorso.

I. B. : Le scene di Stiffelio sono di forte impatto emotivo. Il senso della prospettiva, l’uso meticoloso dello spazio, la potenza artistica degli ambienti ricreati risultano potenziati dalle luci. Come riesce a costruire una così intensa collaborazione con chi l’affianca in palcoscenico?
P.-L. P. : L’organizzazione rigorosa dello spazio e la pratica della prospettiva mi vengono dalla mia formazione di architetto e sono sempre alla base della mia metodologia di lavoro. E’ molto importante avere accanto da anni gli stessi collaboratori complici.

I. B. : Musicalmente, Stiffelio è particolare perché vi si riconosce lo stile verdiano, sebbene non presenti arie orecchiabili e immediatamente riconoscibili. Anche con il Maestro Sini e con i cantanti l’affiatamento pare notevole: l’intesa è stata facile o laboriosamente costruita?  
P.-L. P. : Con Leonardo Sini l’intesa è stata immediata, ma anche coi cantanti abbiamo costruito lo spettacolo in perfetta comunione di spirito.

Leonardo Sini - © Gianni Cravedi

I. B. : Il cast è di fama internazionale e i cantanti sono vocalmente lodevoli, ma sorprendono per la capacità interpretativa. La loro accurata recitazione è un lavoro supplementare o essenziale per il melodramma?  
P.-L. P. : Per ottenere un risultato qualitativamente alto sul piano attoriale occorre un grande impegno da parte degli interpreti. È quello che ci ha permesso di raggiungere la indispensabile credibilità.

I. B. : Nell’Ottocento, la censura è intervenuta più volte sul lavoro di Piave e Verdi. Lei come giudica il libretto, che talora è stato aspramente criticato sui giornali dell’epoca?
P.-L. P. : La censura è intervenuta per ragioni legate alla morale, non sulle qualità letterarie del libretto, che ha una sua funzionalità.

I. B. : Nella sua carriera artistica, Lei ha spaziato dal genere comico a quello serio, dal teatro seicentesco a quello novecentesco, Verdi cosa rappresenta per Lei?
P.-L. P. : Verdi è il paradigma del melodramma.

I. B. : L’opera ha come protagonista un pastore protestante che perdona la moglie adultera citando il Vangelo. Ma Lina tradisce il marito amato in un momento di leggerezza o subisce una violenza improvvisa?  
P.-L. P. : Nel comportamento di Lina sono determinanti lo smarrimento e la solitudine.

I. B. : In apertura dell’opera, Jorg conclude la sua invocazione introduttiva dicendo: “Ei vien… la sposa è seco… Ah voglia il cielo / Che l’amore non sia d’inciampo al zelo!”. Sembra che un tema centrale di Stiffelio sia l’opportunità del matrimonio per i ministri di culto, ovvero una questione tuttora attuale e non ammessa nella Chiesa cattolica. La tematica religiosa è qui importante per Verdi?
P.-L. P. :
La tematica religiosa è importante nella misura in cui condiziona il destino dei personaggi.

I. B. : Dopo il successo riscosso a Piacenza e a Modena, Stiffelio andrà in scena a Reggio Emilia il 16 e il 18 gennaio. Poi, cosa succederà di questa indimenticabile edizione? Altri teatri l’accoglieranno?
P.-L. P. : Niente è previsto per il momento.

I. B. : Nella Sua carriera, Lei ha contribuito in modo determinante alla riscoperta del repertorio barocco e alla Rossini-renaissance: pensa che un autore come Giovanni Pacini, che a suo tempo era famoso e che oggi è quasi dimenticato, non meriterebbe di essere riscoperto? Oltretutto, il 17 febbraio ricorre il 230° anniversario della nascita.
P.-L. P. : Conosco appena la produzione di Pacini. Ho visto  anni fa Saffo con Leyla Gencer al San Carlo e ne ho un buon ricordo.

I. B. : Inoltre, a Reggio Emilia è in corso il progetto Opera per tutti, che mira a valorizzazione l’opera lirica e, in particolare, il compositore reggiano Achille Peri (1812-1880). Secondo lei, come si potrebbero avvicinare all’opera le giovani generazioni?
P.-L. P. : Conosco e apprezzo l’Euridice di Jacopo Perì, ma non so nulla di Achille. Mi informo! Per esperienza personale posso dire che i giovani sono soprattutto attratti dal livello qualitativo della rappresentazione, dalla chiarezza del discorso, dalla credibilità dei personaggi.

I. B. : Nel dicembre 2023 il canto lirico italiano è stato riconosciuto dall’Unesco patrimonio immateriale dell’umanità. Secondo Lei, esiste un modo peculiare di approcciarsi all’opera in Italia, oppure la produzione e la fruizione sono “globalizzate”?
P.-L. P. :
E’ un riconoscimento dovuto e molto apprezzato. Facciamo in modo che continui ad essere un’espressione d’arte italianissima !

I. B. : Desiderando rivederLa presto, possiamo chiederLe quali sono i Suoi prossimi progetti? P.-L. P. : Mi dispiace. Non amo fare anticipazioni per ragioni scaramantiche. Si saprà quando saremo prossimi al debutto.

Reggio Emilia, 13 gennaio 2026

Photo : Festival della Valle d'Itria (Capture d'écran YouTube)

Pour lire cette interview dans sa traduction française, cliquez sur le drapeau !

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Pier Luigi Pizzi
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Ivonne Begotti

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