Epifanie di spiriti che irrompono in scena tra lirici accordi orchestrali e inquietanti arie baritonali.
Ombre, ovvero: le apparizioni improvvise degli spiriti dei defunti che compaiono in scena per ammonire, intimidire, minacciare… qualche personaggio. Nel melodramma europeo tra Sette e Ottocento se ne trovano tante: dalla statua di pietra del Commendatore che invita a cena il dissoluto protagonista del Don Giovanni di Mozart-Da Ponte, al fantasma di Banquo che sconvolge Macbeth nell’omonima opera di Verdi-Piave, dallo spirito di Carlo V che compare nel Don Carlos di Verdi-Méry/du Locle, allo spettro del padre-re nell’Hamlet di Thomas-Carré/Barbier. In molte altre opere, rappresentate per la prima volta tra il 1760 e il 1890, si riscontrano analoghe epifanie e la musicologa Marina Mayrhofer le analizza attentamente nel suo ultimo libro: Ombre in scena. Drammaturgia delle scene d’ombra nel teatro musicale europeo tra Sette e Ottocento. Complessivamente, si tratta di sedici opere, alcune molto famose, altre meno note. Di ognuna, l’autrice offre un dettagliato studio delle partiture, della dinamica dell’azione e della fisionomia dei personaggi, soffermandosi sui rapporti con le fonti e sul contesto culturale. Ciò che ne emerge è un’articolata ricerca su un tema originale, che offre spunti di riflessione tuttora significativi.
Il libro è così strutturato: una sintetica premessa (che enuncia il tema d’analisi), quindici capitoli e gli indici dei nomi e delle opere. Il primo capitolo, intitolato Archetipi, esplicita i due paradigmi fondamentali delle successive opere, ovvero due tragedie di Eschilo: I Persiani (a carattere storico) e Le Eumenidi (a carattere mitologico). Nei Persiani, all’annuncio della disfatta subita da Serse a Salamina, seguono dapprima lamenti e pianti, poi il coro e la regina Atossa invocano il defunto Dario, padre di Serse e marito di Atossa, che appare sotto forma di spirito e dà una spiegazione etica della disfatta militare: invece di amministrare saggiamente il suo regno, Serse ha voluto ampliarlo eccessivamente, di conseguenza si è macchiato di hýbris (tracotanza) ed è stato punito. Nelle Eumenidi, invece, a comparire in scena è l’ombra di Clitennestra, che non è invocata da nessuno, ma che incita lei stessa le Erinni, ovvero le potenze del Male, a punire suo figlio Oreste per averla uccisa. Oreste, però, ha commesso il matricidio per vendicare il padre Agamennone, precedentemente ucciso da Clitennestra, quindi viene scagionato e le stesse Erinni, alla fine, rinunciano alla vendetta e diventano Eumenidi, ovvero benevole divinità della giustizia.
Mayrhofer individua in queste due tragedie gli archetipi impliciti delle scene d’ombra dei melodrammi Sette ed Ottocenteschi: nel primo caso lo spirito del defunto è «voce che dall’oltretomba ammonisce i mortali travolti da sciagure», nell’altro caso esso è «personaggio in azione e/o motore di essa, in sfere surreali» (p. 5).
I quattordici capitoli del suo libro sono incentrati, ognuno, sull’analisi di un’opera (per la precisione, in due occasioni le opere esaminate sono due, perché affini): Lucio Silla di Mozart-De Gamerra, Ifigenia in Tauride di Traetta-Coltellini e Iphigénie en Tauride di Gluck-Guillard, Idomeneo di Mozart-Varesco, Don Giovanni di Mozart-Da Ponte, Undine di Hoffmann-La Motte Fouqué, Semiramide di Rossini-Rossi, La dame blanche di Boieldieu-Scribe, Robert le diable di Meyerbeer-Scribe, Lucia di Lammermoor di Donizetti-Cammarano, Der Vampyr di Marschner-Wohlbrück e Der fliegende Holländer di Wagner, Macbeth di Verdi-Piave, Don Carlos di Verdi-Méry/du Locle, Hamlet di Thomas-Carré/Barbier e Pikovaja Dama di P. I. Čajkovskij-M. Čajkovskij. Tra gli autori delle fonti dei libretti compaiono nomi eccellenti della storia delle letterature europee: Tirso de Molina (per Don Giovanni), Voltaire (per Semiramide), Scott (per Lucia di Lammermoor), Shakespeare (per Macbeth e Hamlet), Schiller (per Don Carlos) e Puškin (per Pikovaja Dama).
Nel 2012 Marina Mayrhofer ha pubblicato Di specie magica. Drammaturgia musicale tedesca dell’Ottocento (Aracne Editrice, Roma). Entrambi i volumi testimoniano sia lo spiccato interesse dell’autrice per questioni che, partendo dalla dimensione artistica, tendono ad un ambito soprannaturale, sia le sue consolidate competenze musicologiche e letterarie. Le analisi delle diverse opere liriche sono condotte con rigore di metodo, con frequenti riferimenti al contesto storico-culturale e con un lessico preciso e specialistico.
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Marina Mayrhofer, Ombre in scena. Drammaturgia delle scene d’ombra nel teatro musicale europeo tra Sette e Ottocento, Lucca, Libreria Musicale Italiana (X-346 pagine, 32 €).


3 commentaires
ottimo lavoro
Complimenti vivissimi alla scrittrice che affronta un tema che ha sempre provocato inquietudine e curiosità.
Il mio ricordo più bello risale ad una rappresentazione di Machbet, all’Arena di Verona con la regia di Sandro Bolchi.
Le streghe sulle più alte file delle gradinate danzavano avvolte di tulle viola e nero e su di loro una luna incantata
Una scena magica, indimenticabile.
Grazie per la sua recensione, realizzata con acume e intelligenza. Le sono molto grata