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Stiffelio trionfa a Piacenza e inizia il suo viaggio nelle terre verdiane

par Ivonne Begotti 23 décembre 2025
par Ivonne Begotti 23 décembre 2025
© Gianni Cravedi
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Stiffelio, Teatro Municipale di Piacenza, 21 dicembre 2025

La stagione lirica 2025-2026 del Teatro Municipale di Piacenza si è aperta con Stiffelio di Giuseppe Verdi, in una coproduzione tra il teatro piacentino, il Comunale Pavarotti-Freni di Modena e la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia. Calorosi e prolungati applausi hanno decretato il successo di un’opera che viene raramente rappresentata e che è ritornata a Piacenza dopo venticinque anni. La regia, le scene e i costumi sono dell’inossidabile Pier Luigi Pizzi, un artista che costituisce un mirabile esempio di creatività che perdura e s’affina col trascorrere del tempo. Suoi collaboratori sono Massimo Gasparon (disegno luci), Serena Rocco (assistente alle scene), Lorena Marin (assistente ai costumi) e Matteo Letizi (editing video). L’Orchestra dell’Emilia Romagna Arturo Toscanini è diretta dal giovane e talentuoso Leonardo Sini, il Coro del Teatro Municipale di Piacenza è guidato (come già nell’edizione del 2000) da Corrado Casati.

Per consuetudine, Stiffelio è considerata un’opera verdiana di secondo piano. Di conseguenza, va innanzitutto riconosciuto agli organizzatori il grande merito di averla valorizzata. Assistendo allo spettacolo, ci si rende conto che essa è un’opera audace, molto interessante musicalmente e drammaturgicamente, che anticipa temi e toni del Verdi maturo, capace di scolpire finemente i suoi personaggi. In ottobre, il Teatro di Piacenza aveva messo in scena la “trilogia popolare” (Rigoletto, Trovatore e Traviata), ovvero le tre opere composte da Verdi subito dopo Stiffelio. Vedere a breve distanza questi quattro melodrammi permette di rendersi conto del prorompente processo innovativo e sperimentale insito nella creatività verdiana: Stiffelio anticipa i tre capolavori successivi e affronta talune problematiche ancora più scottanti, quali il matrimonio dei ministri di culto, il divorzio e il perdono di una moglie adultera. La censura, infatti, lo ha contrastato ripetutamente.  

Musicato da Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, tratto dalla commedia Le Pasteur, ou L’Évangile et le Foyer di Émile Souvestre ed Eugène Bourgeois (1848), è stato rappresentato per la prima volta al Teatro Grande di Trieste il 16 novembre del 1850. Nel 1851 è messo in scena al Teatro della Pergola di Firenze con il titolo di Guglielmo Wellingrode e nel 1857 al Teatro Nuovo di Rimini come Aroldo, trasposta nel Medioevo e con anche la partitura riveduta. I cambiamenti di tempo, di luogo e dei nomi dei personaggi sono, direttamente o indirettamente, imposti dai censori.

La vicenda è incentrata su un pastore protestante (esponente di spicco di un’immaginaria comunità religiosa: “un Luterano e capo-setta”, lo definisce Verdi in una lettera a Piave) che scopre di essere stato tradito dalla moglie, vive un forte conflitto interiore tra i precetti morali propugnati e l’improvviso desiderio di vendetta, ma infine perdona, citando la parabola evangelica dell’adultera.

La musica intensa ed austera, con animati duetti e alacri numeri d’insieme, ed il ritmo narrativo incalzante coinvolgono lo spettatore. Leonardo Sini dirige l’Orchestra dell’Emilia-Romagna Arturo Toscanini con minuziosa precisione e vibrante entusiasmo, dimostrando grande attenzione negli equilibri dei volumi orchestrali ed enorme rispetto per i cantanti. Splendida la Sinfonia iniziale, con la tromba che intona una cantilenante melodia, vagamente donizettiana. Il Coro del Teatro Municipale di Piacenza appare ben preparato da Corrado Casati, è sicuro ed omogeneo sia vocalmente che nei movimenti scenici.

La regia di Pier Luigi Pizzi è elegante ed essenziale, rispettosa del libretto e tutta giocata sul bianco e nero. Massimo Gasparon – che è laureato in architettura sia a Venezia che a Londra – crea effetti prospettici e giochi di luce straordinari. I costumi sono curatissimi, seppure semplici e quasi tutti in nero (con l’unica eccezione di Lina che inizialmente indossa una candida veste), i tessuti assumono talora lievi sfumature iridescenti e bluastre per effetto delle luci. Nel finale, una luce bianchissima inonda il fondale neoclassico della chiesa, dissolvendo suggestivamente ogni contorno.

Gli interpreti sono tutti di fama internazionale. Stiffelio è opera da tenore e Gregory Kunde (americano, settantenne, con una prestigiosa carriera, ma debuttante nel ruolo del protagonista) s’è confermato artista di gran classe, capace di limpidi acuti e di raffinate delicatezze espressive. Se in alcuni momenti del primo atto s’è avvertita una certa disomogeneità fra i registri, complessivamente, egli ha reso benissimo la statura morale, il dilemma interiore e la profonda umanità del suo personaggio. Il soprano russo Lidia Fridman ha una vocalità particolare, dal timbro brunito, ma di ampia estensione. È abile negli acuti, precisa nel fraseggio, dotata di una tecnica accurata che le permette di sostenere brillantemente sia i concertati più intensi che le arie solistiche. Con spiccata sensibilità, ha delineato una figura femminile romantica, sopraffatta dal senso di colpa, ma forte nel difendere il suo autentico affetto (in nuce s’intravedono in lei sia Violetta che Gilda). Il baritono bulgaro Vladimir Stoyanov aveva interpretato Stankar lo scorso anno al Teatro Filarmonico di Verona e ha dimostrato sicurezza vocale e una notevole padronanza scenica, riscuotendo calorosi applausi nel ruolo del padre protettivo e ferito nell’onore (embrione di Giorgio Germont e di Rigoletto). Tra i comprimari, spicca il basso Adriano Gramigni, ma risultano soddisfacenti anche il tenore scozzese-italiano Carlo Raffaelli, il mezzosoprano Carlotta Vichi e il tenore Paolo Nevi.

Nel mese di gennaio Stiffelio andrà in scena al Teatro Comunale di Modena (venerdì 9 e domenica 11) e al Municipale di Reggio Emilia (venerdì 16 e domenica 18). Inoltre, è disponibile su Opera Streaming.

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Les artistes

Stiffelio: Gregory Kunde
Lina: Lidia Fridman
Stankar: Vladimir Stoyanov
Raffaele: Carlo Raffaelli
Jorg: Adriano Gramigni
Federico di Frengel: Paolo Nevi
Dorotea: Carlotta Vichi


Orchestra dell’Emilia-Romagna Arturo Toscanini
Direttore: Leonardo Sini
Coro del Teatro Municipale di Piacenza
Maestro del coro: Corrado Casati

Regia, scene e costumi: Pier Luigi Pizzi
Regista collaboratore e disegno luci: Massimo Gasparon
Assistente alle scene: Serena Rocco
Assistente ai costumi: Lorena Marin
Editing video: Matteo Letizi

Nuovo allestimento, in coproduzione tra Teatro Municipale di Piacenza, Teatro Comunale Pavarotti-Freni di Modena e Fondazione I Teatri di Reggio Emilia

Le programme

Stiffelio

Melodramma serio in tre atti, di Giuseppe Verdi, su libretto di Francesco Maria Piave, tratto dalla commedia Le Pasteur, ou L’Évangile et le Foyer di Émile Souvestre ed Eugène Bourgeois del 1848.   

Prima rappresentazione al Teatro Grande di Trieste, il 16 novembre 1850. 

Piacenza, Teatro Municipale, rappresentazione di domenica 21 dicembre 2025.

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Lidia FridmanGregory KundePier Luigi PizziVladimir StoyanovLeonardo Sini
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Ivonne Begotti

3 commentaires

Renza 24 décembre 2025 - 8 h 57 min

Bellissima spiegazione e vince il perdono!!
Non conosco l’opera però quando vince il perdono sicuramente la trama contiene umanità, compassione e comprensione: valori esemplari che spesso dimentichiamo che esistono. Grazie mille

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Pasquale de rosa 25 décembre 2025 - 1 h 17 min

Non conosco questa opera del sommo Verdi, grazie per la Sua limpida analisi che mi ha dato modo di conoscere un Verdi scomodo che si cimenta con argomenti a dir poco scabrosi nel periodo storico. In una Italia in fermento tocca e si confronta, si interessa con l*argomento matrimonio dei ministri del culto un vero tabù per l’epoca.
Il 1848, quindi un Verdi rivoluzionario che osa esporsi anche con l*altro tema tabù, l’infedelta’ coniugale e la possibilità del perdono.
Questo Verdi così moderno non lo avrei potuto mai immaginare senza la Sua limpida disanima dello Stiffelio.
Non ho visto l’opera, ma Lei signora, Begotti dona, al lettore neofita e agnostico come me, con la sua miniziosa disquisizione, la possibilità di entrare nella scena, e come se fosse sul palco o prima fila e gidere degli arredi dei giochi di luce dei costumi. Grazie sugnora Begotti.

Répondre
Alberto Sgarbi 25 décembre 2025 - 19 h 19 min

Stiffelio è un’opera di Verdi che mi era totalmente sconosciuta; la descrizione mirabile e coinvolgente fatta da Ivonne mi ha fatto gustare la bellezza dello spettacolo senza averlo visto, accendendomi la curiosità di partecipare ad una delle prossime rappresentazioni, curate dalla regia del grande Luigi Pizzi. Una cosa sicuramente non facile vista la natura “interiore” e complessa dei temi trattati nell’opera, ben diversi dalle trame “d’azione” (per fare un paragone cinematografico) di tante altre opere liriche che, a mio parere, rendono sicuramente più agevole il lavoro del regista.

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