Cavalleria rusticana: un opera verista, tuttora attuale e dal valore universale

Cavalleria rusticana, Teatro Massimo di Palermo, 17 settembre 2026
Cavalleria rusticana, l’opera più famosa di Pietro Mascagni ed una delle più rappresentative del verismo musicale italiano, è andata in scena al Teatro Massimo di Palermo dal 12 al 20 settembre, in un nuovo allestimento con la regia di Marco Gandini e la direzione orchestrale di Gaetano d’Espinosa. Di per sè, l’atto unico di Mascagni è tra i più significativi del panorama lirico dell’ultimo decennio del Novecento. Andato in scena per la prima volta al Teatro Costanzi di Roma nel 1890, ebbe subito un grande successo e venne in seguito rappresentato nei principali teatri di tutto il mondo. Il libretto è di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci, tratto dall’omonimo dramma (e precedente novella) di Giovanni Verga. L’opera, ambientata in Sicilia, conserva un « colore locale », ma è di forte espressività drammatica. Marco Betta, Sovrintendente della Fondazione Teatro Massimo, ha affermato che « portare oggi Cavalleria rusticana sul palcoscenico del Teatro Massimo significa usare la grande arte per illuminare leombre del nostro tempo, dimostrando che il capolavoro verista sa ancora parlarci d’amore, di sopraffazione e di dolore con la stessa, devastante urgenza di centotrent’anni fa ».
Il nuovo allestimento è rispettoso del libretto e della partitura. Le scene sono di Italo Grassi e risultano di forte impatto visivo ed emotivamente coinvolgenti, perchè incentrate sulla dimensione psicologica dei personaggi, che non assumono mai pose eccessive, ma appaiono credibili ed umani nelle loro contraddittorie passioni.
Lo spettacolo inizia, musicalmente, con la splendida melodia del preludio e, visivamente, con una piazza deserta, ove s’aggira una donna sola, quasi sperduta (Santuzza). Nelle note di regia, Marco Gandini scrive che « la piazza non è soltanto il luogo nel quale si svolge l’azione : è lo spazio della comunità (…) nel quale vigono le sue regole non scritte ». Il dolore di Santuzza – quando si scopre tradita dall’amato Turiddu – rompe il silenzio d’omertà che regna tra i compaesani e scatena una serie di azioni drammatiche inarrestabili, fino al tragico epilogo.
Sulla piazza, verso destra, al di là di una nera ed elegante cancellata, s’innalza una scalinata che conduce a una chiesa (ispirata alla Cattedrale di San Giorgio di Ragusa Ibla) ; a sinistra, si delinea la locanda di Mamma Lucia e sul fondo del palcoscenico appaiono suggestivi scorci di mare e di cielo (che sono, in realtà, delle stampe fotografiche rielaborate digitalmente), che assumono colori diversi grazie ai raffinati giochi di luce di Marco Filibeck. I costumi sono di Francesco Zito e, soprattutto nelle numerose scene collettive, creano splendide armonie di colori, con svariati contrasti e sfumature.
Notevole è la collaborazione tra il regista e il direttore Gaetano d’Espinosa, che guida con sicurezza e precisione l’Orchestra del Teatro Massimo, mantenendo un eccellente equilibrio fra la musica e i cantanti, evitando eccessive forzature sentimentali ed alternando abilmente i momenti di intenso lirismo ai movimentati duetti o terzetti. Applaudito a scena aperta l’intermezzo sinfonico. Compatti e ben calibrati gli interventi del coro, preparato da Salvatore Punturo.
Protagonista di spicco della serata è Santuzza, nell’applauditissima interpretazione di Martina Belli. Il mezzosoprano canta con voce piena e brunita, che s’impone sia negli acuti che nelle note più basse. Sempre attenta al fraseggio, scandisce precisamente le frasi, dimostrando una notevole padronanza scenica. Particolarmente intenso è il dialogo con Lucia, col toccante « Voi lo sapete o mamma ». Ivan Gyngazov è un appassionato Turiddu, dalla voce chiara e potente, ma non uniformemente controllata. Adeguatamente drammatico il saluto finale alla madre : « Mamma, quel vino è generoso ».
Claudio Sgura, con la sua voce duttile e corposa, dal bel timbro scuro e drammatico, è un veterano del ruolo di Compar Alfio. Sin dalla prima entrata in scena, schioccando la frusta e intonando la famosa aria di sortita « Il cavallo scalpita », fa emergere il temperamento pratico e sanguigno del carrettiere, evitando i tratti stereotipati. Sofia Koberidze delinea una sensuale e provocante Lola, avvenente nell’intonare lo stornello « Fior di giaggiolo ». Kamelia Kader è una convincente Mamma Lucia, inizialmente distaccata e sospettosa e infine solidale, nel dolore, all’affranta Santuzza.
Il folto pubblico che ha gremito il teatro ad ogni rappresentazione ha applaudito a lungo e con grande entusiasmo.
Oltre ai meriti artistici della Fondazione Teatro Massimo che ha prodotto un nuovo allestimento di Cavalleria rusticana, vanno sottolineati due ulteriori meriti civico-didattici : l’aver coinvolto i cittadini e le scuole del territorio con due incontri preparatori (l’8 e il 9 settembre alle ore 18) e con una delle otto recite (il 17 settembre) rivolta in primo luogo alle scuole e svoltasi con una massiccia presenza di giovani e giovanissimi tra il pubblico ; l’aver devoluto l’incasso della prova generale (9 settembre) all’AIL, a favore della ricerca scientifica per la cura delle leucemie, dei linfomi e del mieloma.
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Santuzza: Martina Belli
Lola: Sofia Koberidze
Turiddu: Ivan Gyngazov
Mamma Lucia: Kamelia Kader
Alfio: Claudio Sgura
Orchestra e Coro del Teatro Massimo di Palermo
Dir.: Gaetano d’Espinosa
Maestro del coro: MSalvatore Punturo
Regia: Marco Gandini
Scene: Italo Grassi
Costumi: Francesco Zito
Luci: Marco Filibeck
Nuovo allestimento del Teatro Massimo di Palermo.
Cavalleria rusticana
Melodramma in un atto di Pietro Mascagni, su libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci, tratto dall’omonimo dramma (e precedente novella) di Giovanni Verga.
Prima rappresentazione al Teatro Costanzi di Roma, il 17 maggio 1890.
Teatro Massimo di Palermo, 17 settembre 2026