Intervista al soprano MARIA NOVELLA MALFATTI

In occasione della messa in scena della trilogia popolare verdiana presso il Teatro Municipale di Piacenza, abbiamo incontrato il soprano Maria Novella Malfatti, protagonista di cinque rappresentazioni su sei.
Ivonne BEGOTTI : La trilogia piacentina è stata una grande sfida. Cos’ha rappresentato per Lei?
Maria Novalla MALFATTI : Innanzitutto, s’è trattato di un importante percorso di crescita personale. Considerando un mese di prove e un anno di preparazione, è stata un’esperienza intensa e significativa. Sono veramente grata a chi mi ha permesso di viverla. Il mondo verdiano richiede concentrazione, un attento studio in ambito musicale, letterario e culturale. Oltretutto, il pubblico piacentino conosce bene le tre opere e quindi io ho compiuto una scelta di responsabilità, in base alla quale ho imparato a dire dei no – perché ho rinunciato ad altre proposte – e mi sono dedicata assiduamente a Rigoletto, Trovatore e Traviata. Oggi, mi sento di dire che è stata un’ottima scelta, che compierei ancora … altre duecento volte!
I. B. : Riguardo alla prassi esecutiva, la trilogia piacentina s’è svolta nel rispetto dell’originale partitura verdiana, ripulita dagli aggiustamenti impostisi per tradizione. Lei ha trovato cambiamenti notevoli rispetto a quanto aveva già cantato in passato?
M. N. M. : Per me è stato molto interessante scoprire delle vocalità nuove, diverse da quelle abituali. L’attento studio delle partiture e dei libretti ha comportato una ridefinizione dei personaggi e un’interpretazione più aderente al loro carattere. Per esempio, la prima aria di Violetta è scritta senza il mi bemolle sovracuto, che è gradito al pubblico, ma dà alla protagonista un carattere accentuatamente frivolo e superficiale. Analogamente, in Rigoletto sono emerse tante novità riguardo al fraseggio, ai tempi, agli acuti e ai sovracuti. Nel complesso, Gilda è dapprima una ragazza ingenua e sognante, ma poi rivela un carattere forte. La scrittura verdiana è complessa e bisogna rendere credibile, anche vocalmente, la personalità di una giovane che vive iperprotetta, in una prigione dorata, con tanti sogni e desideri irrealizzati.

I. B. : Tra Gilda, Leonora e Violetta, quale personaggio preferisce, vocalmente e personalmente?
M. N. M. : È difficile rispondere. Prima del debutto piacentino avrei detto Violetta, ma ogni debutto induce a comprendere più approfonditamente un personaggio. Di conseguenza, oggi ritengo che siano tutte e tre molto interessanti.
I. B. : Poco fa Lei ha accennato allo studio dei libretti, oltre che delle partiture: quanto sono importanti i libretti d’opera?
M. N. M. : Sono molto importanti. Bisogna leggerli, conoscerli e non sottovalutarli. Spesso presentano una lingua difficile e strutture tipiche della poesia ottocentesca. Eppure, il libretto non è secondario alla musica. Lo stesso Verdi aveva un’ampia cultura e collaborava attentamente con i suoi poeti.
I. B. : Per quanto riguarda la regia, le scelte del regista Roberto Catalano hanno valorizzato il ruolo dei cantanti?
M. N. M. : Personalmente, mi sono trovata molto bene con Roberto Catalano. Abbiamo svolto un proficuo lavoro di squadra, che è sempre necessario per la realizzazione di un’opera lirica, ma che era davvero fondamentale per la trilogia. Nel corso di un mese, ho visto Roberto lavorare in teatro per intere giornate, instancabilmente e raggiungendo risultati miracolosi. I suoi suggerimenti sono stati utili, ma ci ha sempre lasciato libertà di interpretazione. Il confronto ci ha permesso di scoprire nuovi aspetti dei personaggi e di renderli con movimenti essenziali. In tante occasioni ci siamo soffermati sulle singole parole, interrogandoci su quali fossero i significati impliciti e valorizzando i tanti duetti. Sinceramente, gli sono molto grata!
I. B. : Come vi siete rapportati all’uomo vestito di nero che incarna la maledizione?
M. N. M. : Marco Caudera è un attore bravissimo e ci ha affiancati costantemente. Il regista ha individuato nel difficile rapporto tra genitori e figli, ovvero nella maledizione scagliata da Monterone nel primo atto di Rigoletto, l’elemento unificante delle tre opere. Il collegamento è risultato molto potente e d’effetto. Marco ha interpreta magnificamente il suo ruolo.
I. B. : Queste difficoltà di rapporto tra genitori e figli sono tuttora attuali?
M. N. M. : Ritengo che il monito sia tuttora valido. I genitori dovrebbero favorire la crescita personale dei figli, lasciandoli liberi di scegliere; non devono plasmarli a propria immagine. Il primo compito d’ogni essere umano è trovare la propria individualità, conoscere sé stesso per realizzare ciò che interiormente sente di essere. Il contesto familiare può fornire degli stimoli, ma non deve diventare una prigione dorata.
I. B. : La sua esperienza personale e la sua formazione musicale sono coerenti con tali principi?
M. N. M. : A casa mia si ascoltava musica, ma senza l’intento di creare dei musicisti. Anzi…
Io penso che la musica nasca da un fuoco sacro. Sin da bambina mi sono innamorata della lirica e della musica classica. Ricordo nitidamente un episodio lontano nel tempo: siccome mi piaceva moltissimo l’aria “O mio babbino caro”, cantata da Renata Tebaldi e tratta da Gianni Schicchi di Giacomo Puccini, mia madre mi portò a vedere la statua di Giacomo Puccini a Torre del Lago e mi disse che ne era lui l’autore. Fu per me un’emozione fortissima!
I. B. : Quando ha deciso di diventare una cantante lirica?
M. N. M. : Inizialmente ho studiato violino al Conservatorio Boccherini di Lucca. Vari maestri mi dicevano che avevo una bella voce e allora ho cominciato a prendere anche lezioni di canto. Dopo anni di studio del violino con il maestro Alberto Bologni, ho sentito il desiderio di ampliare i miei orizzonti culturali e mi sono iscritta al Conservatorium van Amsterdam, dove ho incontrato Don Marrazzo, che considero il mio maestro per antonomasia. Americano, ma di origine napoletana e siciliana, mi ha offerto nuove prospettive di crescita. Mi sono laureata in Classical Voice con il massimo dei voti e la lode, poi sono andata in America, dove ho studiato e mi sono diplomata al Ryan Opera Center della Lyric Opera of Chicago. Nel frattempo ho partecipato a delle masterclass al Mozarteum di Salisburgo e a vari concorsi lirici internazionali.

I. B. : Attualmente ha una figura di riferimento importante?
M. N. M. : Adesso sono sotto la guida della mia mentore Mariella Devia, che è una grande fonte d’ispirazione e che è stata una luce guida per affrontare questo periodo.
I. B. : Cantando, s’ispira a qualche soprano del passato?
M. N. M. : Ho accennato prima a Renata Tebaldi perché ha segnato il mio primo incontro con la lirica. Col passare degli anni, i miei punti di riferimento sono diventati tanti. S’impara molto ascoltando i grandi interpreti: ognuno ha la propria voce e una tecnica diversa. Ogni artista deve confrontarsi col passato per costruirsi la propria individualità.
I. B. : Quali sono i suoi impegni e i suoi sogni per il futuro?
M. N. M. : Interpreterò Liù nella Turandot ai teatri di Cagliari e di Lucca; il primo gennaio parteciperò al Concerto di Capodanno al Teatro Regio di Parma. Se potessi cimentarmi in nuovi ruoli verdiani, mi piacerebbe molto Luisa Miller. Inoltre, m’attira l’ambito belcantistico di Donizetti e Bellini.
I. B. : Oltre al melodramma, intende sperimentare anche altri generi?
M. N. M. : La musica da camera e quella sacra mi piacciono molto. Ho già interpretato il Requiem di Brahms, potrei cantare il Requiem di Verdi!
I. B. : Un saluto di congedo?
M. N. M. : Ringrazio Cristina Ferrari, direttore artistico del Teatro Municipale di Piacenza, tutto lo staff e il caloroso pubblico per avermi permesso di vivere un’esperienza bellissima, in una splendida città, dove – tra l’altro – si mangia benissimo.
Piacenza, 8 novembre 2025
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